
Introduzione al mondo del coaching
Se non sai cosa vuol dire “coaching” e ti chiedi cosa fa in concreto un coach, lo scopo di questo articolo è fornirti alcune informazioni utili per valutare se e come può esserti utile lavorare con un coach. Il coach a cui mi riferisco non è l'allenatore di una squadra di calcio/basket che non è detto abbia le competenze specifiche del coaching.
Il coach è anche “allenatore”, ma usa soprattutto l’arte della maieutica, delle domande per guidare il singolo o i team nella loro crescita e miglioramento delle performance.
Esistono tre macro-categorie: Life, Sport e Business coaching e fanno riferimento al campo di applicazione nella vita di tutti i giorni, nello sport e nel mondo del lavoro.
Emergono continuamente nuovi nomi composti, come “Vocal” o “Mental” Coach, e il termine “coach” è associato agli attributi più svariati (come quantico, olistico, integrato, strategico) ma, come vedremo, sono distinzioni più legate al marketing che alla sostanza.
Le differenze tra consulente, terapeuta e coach Mentre un consulente ti indica cosa fare e come farlo, un coach ti aiuta come un educatore a riconoscere i tuoi talenti e a fare una buona pianificazione.
Il ruolo del coach è di supporto in una relazione d’aiuto ma non può (e non deve) sostituirsi in alcun modo al coachee (la persona che si rivolge a lui) né dispensa consigli o dice cosa fare come invece fa un consulente.
Se ad un terapeuta interessa indagare il passato della persona per cercare le cause dei problemi, il coach è orientato al presente per valutare le risorse disponibili e al futuro per portare risultati nei tempi che sono opportuni e adeguati.
Le origini del coaching Il coaching nasce nel mondo dello sport, forse per la naturale propensione in quell'ambito a misurare i risultati nelle competizioni.
John Whitmore nel suo libro: “Coaching. Come risvegliare il potenziale umano nella vita professionale e personale” è stato fra i primi a formalizzare il modello G.R.O.W basato sulle caratteristiche da ricercare negli obiettivi che poi è stato applicato con successo anche al mondo del business.
Da subito emerse che due componenti fondamentali per il successo erano una mentalità (o “Mindset”) e un dialogo interno di qualità.
Dagli anni ’60 ad oggi i modelli si sono evoluti e sono stati migliorati grazie ai contributi di diverse discipline.
La programmazione neuro-linguistica (o PNL) ha dato un grosso contributo alla formalizzazione di modelli particolarmente innovativi e generativi.
Richard Bandler e John Grinder (due dei fondatori della PNL) hanno lavorato per estrarre le strategie di eccellenza dai più grandi terapeuti, manager e artisti allo scopo di renderle replicabili da chiunque.
Grazie al loro lavoro con Milton H. Erickson c’è stata una forte accelerazione alla diffusione dell’ipnosi e della comunicazione efficace o persuasiva.
Cosa fa un coach? Un coach parte dall’ascolto attivo del coachee e lo guida a definire precisamente la situazione attuale (S.A.) e lo stato desiderato (S.D.).
Questo è utile a valutare la distanza (o GAP) che li separa e definire un piano d’azione adeguato.

Il modello universale di coaching lavora sempre sulla definizione di “S.A.” ed “S.D.” e tiene conto dell’investimento di tempo e risorse necessario per colmare il GAP, la distanza che li separa prima di poter festeggiare.
Se non hai chiari stato attuale e stato desiderato, come fai a valutare dove e quante risorse investire? Qual è una scadenza sensata per raggiungere i tuoi obiettivi?
Se non ti fai questo genere di domande potresti crearti delle aspettative poco realistiche che solitamente portano solo a grosse delusioni.
In quest’ottica:”Meglio arrossire subito piuttosto che impallidire dopo”.
Le abilità del coach Un coach deve:
- saper fare domande potenti per spostare il focus dai problemi alle soluzioni - far uscire il coachee da stati depotenzianti o privi di risorse - permettere una valutazione oggettiva e serena delle opzioni disponibili - creare i migliori presupposti e tutte le condizioni per il successo del coachee.
Grazie a una migliore gestione del proprio stato emotivo il coachee può escludere tutte le distrazioni e focalizzarsi sulle azioni strategicamente più produttive.
Negli Stati Uniti da anni è normale per i manager e gli atleti di alto livello essere seguiti da un coach che fa parte di un team interdisciplinare.
In Italia ancora i corsi sono proibitivi, c’è poca formazione a livello universitario e questo frena l’acquisizione di competenze trasversali che, mia modesta opinione, sarebbero utili a tutti.
Come riconoscere il coach giusto? Ci sono diverse scuole di coaching, alcune più sbrigative che in pochi weekend rilasciano una certificazione, altre che richiedono più applicazione e costanza.
Parliamo di una professione non regolamentata, per cui non ci sono né un ordine professionale, né dei titoli riconosciuti.
Chiedete al coach come si è formato e valutate il suo livello di coerenza al di là delle brochure e delle promesse irresistibili.
Fare domande e ascoltare il proprio intuito secondo me è ancora un buon modo per capire se fidarsi o meno.
Tornando all’efficacia del coaching io dico sempre: “Quello che conta sono i risultati”.
Se di sessione in sessione ti ritrovi bloccato sempre sugli stessi argomenti o quel coach non è preparato, o non è il coach giusto per te in quel momento.
C’è la possibilità che fra coach e coachee non scatti la giusta sintonia ma, se è un professionista serio, non dovrebbe aver problemi ad ammettere di non poter essere d’aiuto e proporre delle soluzioni alternative.
Conclusioni Se ti promette “mari e monti” non è un coach.
Non ti fa domande per capire la tua situazione? Idem.
Applica la stessa soluzione con tutti? Il mio consiglio è di scappare a gambe levate.
Il coaching è basato su rispetto e ascolto.
Il mercato è ricco di offerte e non è così difficile capire se il professionista è serio o si arrampica sugli specchi.
Le testimonianze aiutano anche se io preferisco sempre conoscere di persona e farmi un’opinione personale.
I miei percorsi sono ritagliati su misura in base alla situazione del cliente, alle sue richieste e quando necessario sono il primo a consigliare professionisti o specialisti di mia fiducia.

Glauco

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